Capita quasi sempre così: la casa è la stessa, ma non ci assomiglia più. Non è rovinata, non è “da buttare”, eppure qualcosa non funziona. Gli spazi sembrano spenti, poco pratici, distanti dal modo in cui viviamo oggi.
Se provi a dire in giro che stai pensando di rinnovare o ristrutturare la tua casa, i consigli che ricevi sono spesso contrastanti. È in questo momento che entrano in gioco due parole spesso usate come sinonimi, ma che indicano interventi molto diversi: relooking e restyling. E questo crea ancora più confusione.
Capire la differenza non è solo una questione di linguaggio: significa fare la scelta giusta, evitare spese inutili e ottenere un risultato coerente con le proprie esigenze reali. Insomma, quello che è andato bene a tuo cugino, non è detto che faccia al caso tuo.
Qui, noi di Case e Interni crediamo che ogni spazio abbia il potenziale per brillare con i giusti tocchi di professionalità e creatività. Oggi rispondiamo alle domande più frequenti che riguardano la differenza tra relooking e restyling degli interni.
Che tu voglia evolvere verso uno stile più raffinato o stia arredando una casa nuova per la prima volta, nelle righe che seguono troverai informazioni utili per costruire interni davvero in sintonia con il tuo modo di vivere.
credit photo: Farrow & Ball
Quando basta un relooking
Il relooking lavora sulla superficie, sull’immagine, sulle finiture, sulla percezione degli spazi.
Non cambia la struttura della casa, non modifica i muri, ma cambia come la casa viene vissuta e letta.
Parliamo di interventi come:
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nuove palette cromatiche per pareti e arredi
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giochi colori o trucchi prospettici
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nuova disposizione dei mobili esistenti
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integrazione di complementi, tappeti, tende, illuminazione
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sostituzione mirata di alcuni arredi chiave
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home styling consapevole, non decorativo
È la soluzione ideale quando:
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la casa è in buone condizioni
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la distribuzione planimetrica funziona, ma l’atmosfera no
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lo spazio appare anonimo o con poco carattere
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si vuole valorizzare un immobile per gli affitti brevi
Dal punto di vista progettuale, il relooking non è “meno serio”: è semplicemente più chirurgico. Richiede occhio, esperienza, metodo e una visione chiara dell’insieme, perché ogni scelta è visibile e immediata.
Quando invece serve un vero restyling
Il restyling è un intervento più profondo. Non si limita a cambiare l’estetica, lo stile, ma mette mano alla funzionalità della casa. Si tratta di una vera e propria ristrutturazione.
Può includere:
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nuova distribuzione planimetrica degli spazi
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demolizioni e/o costruzioni di pareti e porte
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rifacimento o adeguamento degli impianti
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nuovi rivestimenti e pavimenti
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ripensamento completo dell’illuminazione
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integrazione di soluzioni su misura
È la strada giusta quando:
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la casa non risponde più alle esigenze attuali
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gli spazi sono poco fluidi o mal sfruttati
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si acquista un immobile datato
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si vuole aumentare il valore immobiliare nel medio-lungo periodo
In questo caso parliamo spesso di manutenzione straordinaria, con pratiche edilizie e una gestione più complessa e articolata del cantiere.
Non è una questione di “quanto”, ma di “dove”
Quando si è pronti a rinnovare casa, la prima domanda che di solito ci si pone è: quanto mi costerà? E questa è una domanda legittima.
Tuttavia, uno degli errori più comuni è scegliere l’intervento in base al budget, invece che in base al problema. Un relooking in un appartamento troppo datato (soprattutto un bagno o una cucina) rischia di diventare vano se gli impianti sono al capolinea. Diventa una spesa inutile.
Leggi anche: Perché non ha senso rifare il look al bagno senza controllare gli impianti
La vera domanda non è “Quanto voglio spendere?” ma “Cosa non funziona oggi nella mia casa?”. Solo da qui si costruisce una strategia efficace.
Il ruolo del progettista: la differenza invisibile (ma decisiva)
Che si tratti di relooking o restyling, c’è un elemento che fa davvero la differenza: la progettazione di un professionista. Da dove partire, come valorizzare gli spazi esistenti e come combinare elementi diversi in modo armonioso, non è qualcosa che si può improvvisare.
Un progetto non è una semplice moodboard decorativa, non è nemmeno solo una palette di colori o un divano nuovo, ma un processo complesso che parte da:
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ascolto delle esigenze reali
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analisi dello spazio e dell’orientamento
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definizione delle priorità
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gestione consapevole del budget
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visione d’insieme
Nel relooking, il progettista evita l’effetto “rinnovato, ma confuso”. Nel restyling, previene errori costosi e ripensamenti tardivi. In entrambi i casi, il progetto trasforma un intervento estetico in una scelta abitativa duratura.
Se dobbiamo proprio riassumere in due parole:
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Il relooking rinnova l’immagine e l’atmosfera.
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Il restyling trasforma struttura, impianti e funzione.
Entrambi funzionano solo se guidati da un progetto ben ponderato.
La scelta giusta è quella che risponde davvero al modo in cui vivi (o vivrai) la casa. Ed è proprio da qui che, per noi, inizia sempre ogni progetto di interior design.
Negli ultimi dieci anni il modo di abitare è cambiato più velocemente di quanto abbiano fatto molte case. Gli spazi non sono cresciuti, anzi: gli appartamenti sono spesso più compatti, hanno sempre meno metri quadrati, soprattutto nelle città e nelle nuove costruzioni. Quello che è cambiato, invece, è il numero di funzioni che chiediamo agli stessi metri quadrati di assolvere.
La zona giorno non è più solo il luogo della convivialità serale: è diventata cucina-soggiorno open space, area relax, ufficio domestico, luogo per ricevere, talvolta persino zona “compiti scolastici” improvvisata o spazio per gli hobby. La camera da letto non è più solo il luogo del riposo, ma sempre più spesso ospita una scrivania o una zona makeup, se non addirittura un un angolo fitness.
In questo scenario, pensare ad una trasformazione della casa, che sia relooking o restyling, diventa una scelta progettuale strategica.
credit photo: Casa
Quando il relooking risolve più di quanto immaginiamo
Pensiamo a un appartamento anni Duemila, con una distribuzione ancora funzionale, ma un’estetica che non parla più il linguaggio di oggi: pavimenti in buono stato, piccola cucina aperta sul soggiorno, ma colori freddi, illuminazione piatta, arredi scelti in momenti diversi, magari troppo economici e senza una visione d’insieme.
In casi come questi, un relooking mirato può cambiare radicalmente la percezione dello spazio:
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una nuova palette più centrata e coerente
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un progetto luce studiato per zone e funzioni
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pochi arredi chiave sostituiti (divano, tavolo, sedute)
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punti d’accento, tessili e complementi che restituiscono profondità e comfort
Il risultato non è solo estetico: lo spazio diventa più leggibile, più accogliente, più adatto alla vita quotidiana attuale, senza interventi invasivi.
Quando invece serve un restyling vero e proprio
Ci sono, però situazioni in cui il problema non è “come appare” la casa, ma come funziona.
Pensiamo a un trilocale anni ’60-’70 con ampie stanze, ma un lungo corridoio, cucina separata piccola e buia, bagno lungo e stretto, termosifoni sottodimensionati, spazi rigidi pensati per uno stile di vita che non esiste più.
Qui il relooking non basta. Serve un restyling progettato:
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ridisegnare i percorsi
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ridurre gli spazi di passaggio inutili
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aprire o chiudere in modo strategico
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migliorare la qualità della luce naturale
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integrare nuove esigenze (smart working, contenimento, flessibilità)
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rifacimento degli impianti
È il caso tipico di una ristrutturazione per un vecchio appartamento che ha bisogno di essere adeguato alle esigenze della coppia o della famiglia moderna.
Case che cambiano, esigenze che evolvono
Un altro esempio molto attuale riguarda gli immobili destinati all’affitto breve o temporaneo, sempre più diffusi anche nelle grandi città o nelle città d’arte italiane. Airbnb per intenderci. Qui spesso non serve stravolgere tutto: serve capire cosa valorizzare.
Un buon relooking può rendere una casa più accogliente, ma con carattere, funzionale e memorabile soprattutto per gli annunci online. Un restyling leggero, invece, può risolvere problemi pratici come la gestione dei posti letto, la privacy, l’adeguamento degli impianti in sicurezza, la durabilità dei materiali.
In tutti i casi, la differenza non la fa l’entità dell’intervento, ma la lucidità delle scelte. In questo contesto, relooking e restyling non sono alternative rigide, ma strumenti progettuali da usare con intelligenza.
A volte basta cambiare sguardo. Altre volte serve ripensare tutto. La differenza sta nel capire da dove partire, e farlo con metodo. Il punto centrale è questo: relooking e restyling non sono soluzioni “preconfezionate”, ma strumenti progettuali, che variano in base al contesto e alle esigenze.
Le ristrutturazioni rappresentano un investimento importante in termini di denaro, tempo e valore futuro della casa. Capire da dove partire significa in primis analizzare come vivi davvero la casa, poi distinguere ciò che non funziona da ciò che non ti rappresenta più, infine intervenire nel punto giusto, con il giusto livello di opere.
È qui che entra in gioco il metodo: non fare di più, ma fare meglio. Ed è spesso proprio questa scelta consapevole a trasformare una casa qualunque in uno spazio che funziona davvero, oggi e domani.
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Anna e Marco DMstudio - CASE E INTERNI

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