Poco spazio, più stanze: come dividere una stanza in due
Trasformare una camera in due ambienti distinti è uno degli interventi più richiesti nell'abitare contemporaneo. Le ragioni sono diverse, e spesso cambiano nel tempo insieme alla casa e a chi la vive.
Il lavoro da casa, un secondo figlio, la necessità di ospitare senza rinunciare allo spazio quotidiano sono solo i casi più evidenti.
In questa guida analizziamo soluzioni concrete — dalle più leggere e reversibili agli interventi più strutturati — per dividere uno spazio in modo funzionale, luminoso e coerente con le reali esigenze di chi lo abita. Perché non si tratta solo di creare due stanze, ma di progettare due ambienti che funzionino davvero, ogni giorno.
Siamo Anna e Marco e per la nostra esperienza sul campo come architetto e interior designer, oggi ti spieghiamo come ricavare una stanza in più in casa.
credit photo: Hemnet
Quando è utile dividere una stanza in due locali distinti
Prima di vedere come ricavare una camera in salotto o dall'ingresso o come trasformare una camera da letto in due camerette (anche con una sola finestra), vediamo quali sono le occasioni che ci spingono a cercare di ricavare una stanza in più oggi.
Un’esigenza molto concreta riguarda la flessibilità: creare una stanza in più può significare avere uno spazio che cambia funzione nel tempo, senza dover ripensare tutta la casa.
C’è poi il tema della privacy, soprattutto nelle piccole case (monolocali, bilocali) o nelle famiglie con figli che crescono: a un certo punto non basta più “stare nello stesso ambiente”, serve una separazione, anche leggera, ma chiara.
Inoltre, sempre più di frequente si sente l’esigenza di ritagliarsi uno spazio per sé, anche in pochi metri quadrati: un angolo lettura o musica, una zona hobby, una piccola palestra o zona meditazione, spazi che non invadano il soggiorno.
Non va sottovalutata neanche la necessità di organizzare meglio gli spazi: dividere non significa solo separare, ma spesso anche mettere ordine, dare una funzione precisa a ogni zona e migliorare la vivibilità quotidiana. Ecco perché si cerca di ricavare uno spazio in più per un ripostiglio che manca, una lavanderia, una zona guardaroba o un ambiente di servizio multifunzione.
Infine, c’è un tema sempre più attuale: valorizzare l’immobile. Una stanza in più, anche se piccola, ma ricavata con intelligenza, può rendere una casa più interessante sul mercato, sia per la vendita che per l’affitto.
Come ricavare una stanza in più: dove cercare lo spazio che già esiste
Prima di pensare a come dividere, conviene chiedersi dove dividere. In molte abitazioni lo spazio per un vano aggiuntivo esiste già, semplicemente non è stato ancora riconosciuto come tale. Bastano un occhio attento alla planimetria e qualche ragionamento sulla distribuzione per trovare superfici inutilizzate o sotto-utilizzate che, con un intervento mirato, possono diventare un ripostiglio, uno studio, una cameretta o una seconda camera.
Il corridoio cieco o sovradimensionato. I corridoi delle abitazioni anni '60-'70 sono spesso più larghi e più lunghi del necessario. La parte terminale di un corridoio, quella oltre l'ultima porta, che finisce contro un muro, è quasi sempre spazio sprecato. Con una parete in cartongesso e una porta a filo muro si ricava un ripostiglio che risolve il problema dell'accumulo nell'intero appartamento. Se il corridoio è abbastanza largo (oltre 1,80 m), si può ricavare una nicchia laterale con ante scorrevoli senza nemmeno ridurre troppo il passaggio.
La zona morta tra due porte sullo stesso muro. Quando un corridoio o un soggiorno ha due accessi ravvicinati sullo stesso lato, la parete intermedia tra le due porte è di fatto uno spazio da sfruttare appieno. Chiudendo un vano e sfruttando uno dei due accessi, si può ricavare un angolo guardaroba o, se le misure lo consentono, un piccolo locale di servizio autonomo. È uno degli interventi meno visibili ma più efficaci in termini di spazio guadagnato.
La camera grande divisa in due camerette. Una camera matrimoniale o una doppia di buone dimensioni — dai 18,5-20 mq in su — può essere divisa in due camere singole da 9 mq ciascuna, il minimo normativo per una un camera abitabile. Se le finestre sono due, la divisione è molto più semplice e il risultato più autonomo. La condizione critica è se la finestra è una sola si dovrà valutare se i rapporti aeroilluminanti consentono di dividerla in due, altrimenti si ricorre ad un divisorio realizzato con l’arredo.
Un angolo del soggiorno per uno studio o una camera ospiti. Il soggiorno è spesso il locale più grande dell'appartamento, soprattutto nelle case più datate. Ricavarne un angolo — 8-10 mq nella parte più lontana dall'ingresso o adiacente a una parete cieca — significa ottenere uno spazio che di giorno funziona come studio e di notte, con una porta scorrevole o una parete mobile, si trasforma in camera ospiti. La chiave è la chiusura: senza una separazione fisica, anche parziale, lo spazio rimane visivamente e psicologicamente parte del soggiorno.
Lo spazio sotto la scala. Nelle abitazioni su due livelli o nei duplex, il vano sotto la scala è quasi sempre trattato come ripostiglio informale, quando non è semplicemente chiuso e dimenticato. Con un progetto minimo — scaffalatura su misura, porta, illuminazione dedicata — diventa un ripostiglio organizzato, un angolo studio compatto o persino un piccolo guardaroba. Le dimensioni variano molto, ma anche 3-4 mq ben progettati cambiano la percezione dell'ordine nell'intera abitazione.
Ricavare una stanza in più non richiede sempre una ristrutturazione importante. In molti casi bastano pochi interventi mirati e le scelte giuste — di arredo, di partizione, di layout — per trasformare una stanza in due ambienti distinti, funzionali e vivibili.
Nella soluzione che abbiamo realizzato in un appartamento anni ‘60, come si vede dalla pianta qui sopra, la costruzione di pareti in cartongesso in soggiorno, insieme a due ante scorrevoli a tutta altezza, ha permesso di ricavare sia un ripostiglio (assente in questa casa) sia uno studio da usare all'occorrenza anche come camera per gli ospiti.
Le domande progettuali da porsi e che noi poniamo ai nostri clienti sono:
Quanto serve separare? È una scelta definitiva? E la luce naturale?
La risposta non è mai univoca. Esiste una scala di interventi che va dalla realizzazione minima (una libreria, una tenda) alla trasformazione più strutturale (un muro in cartongesso, un soppalco portante). La scelta adatta dipende da quanto è permanente l'esigenza, dalle dimensioni della stanza e dalla posizione di finestre e porte.
Vediamo quali strategie adottare a seconda delle situazioni.
Soluzioni leggere (senza permessi e reversibili)
Sono tutte quelle soluzioni che non richiedono pratiche edilizie, non modificano in modo permanente lo spazio e possono essere rimosse o modificate nel tempo.
1. Tende
credit photo: Historiska hemÈ il gesto più antico e ancora il più efficace per separazioni temporanee. Un binario a soffitto con tenda pesante (lino, velluto, tessuto tecnico fonoassorbente) crea una soglia visuale netta senza intaccare il pavimento né le pareti. La tenda non isola acusticamente, ma a seconda del tessuto, riduce la percezione del rumore e garantisce privacy visiva totale. Il costo è minimo, la reversibilità assoluta.
Variante: Tenda a pannelli su binari multipli, che consente configurazioni diverse durante la giornata. A differenza di una tenda morbida che ondeggia, il pannello rimane piatto e teso, dando un effetto più simile a una parete, seppur di tessuto.
2. Librerie e scaffalature divisorie
Una libreria, costituisce un diaframma che svolge tre funzioni contemporaneamente: separa, contiene e arricchisce lo spazio. A seconda dell’altezza, una libreria mantiene una certa permeabilità visiva e luminosa.
L'efficacia acustica è limitata se la libreria è vuota, aumenta sensibilmente quando è piena di libri o oggetti, che agiscono come massa fonoassorbente. Per una separazione più netta si può rivestire il retro con pannelli sia decorativi che isolanti, come i pannelli cannettati.
Variante: Una libreria bifacciale, ovvero accessibile da entrambi i lati, diventa il cuore funzionale dei due nuovi ambienti, lasciando il passaggio della luce, anche se si tratta di una libreria a tutta altezza.
3. Armadi divisori
Una fila di armadi posizionata perpendicolarmente rispetto alle pareti può dividere una camera grande in due zone distinte, risolvendo anche il problema dell’organizzazione e dell’ordine. Il vantaggio rispetto alla semplice libreria è che l'armadio offre opacità totale e una massa fonoassorbente maggiore data dagli indumenti e dalle ante chiuse.
A seconda dello spazio disponibile, l’armadio divisorio può essere bifacciale (meglio se su misura), così da sfruttare lo spazio contenitivo per entrambe le camere oppure un solo armadio, il cui retro può essere rivestito con carta da parati, legno o pannelli canneté. Nella soluzione che abbiamo realizzato, come si vede dalla pianta, un armadio bifacciale separa le due camerette in modo funzionale.
4. Pareti mobili, scorrevoli e pieghevoli
Le pareti mobili sono la soluzione intermedia per eccellenza: reversibili come un arredo, efficaci come una parete. Esistono in tre configurazioni principali.
Le porte scorrevoli a scomparsa con binario a vista, meglio se a tutta altezza, funzionano bene per separazioni nette e occasionali: la camera ospiti che si apre solo quando serve, lo studio che si chiude quando necessario. Il limite è che richiedono una parete adiacente libera dove la porta possa scorrere.
I pannelli scorrevoli multipli su binario a soffitto consentono configurazioni ibride: apertura parziale di giorno, chiusura totale di notte. Sono la soluzione più flessibile per spazi ibridi.
Le pareti pieghevoli a libro possono coprire aperture ampie e si ripiegano in poco spazio, consentendo un'apertura maggiore rispetto alle soluzioni precedenti. Sono meno eleganti esteticamente, ma molto pratiche in contesti dove la separazione è frequente e rapida.
Soluzioni più strutturate (richiedono verifica e tecnico)
Qui entriamo in interventi che modificano la distribuzione interna e che, nella maggior parte dei casi, richiedono una pratica edilizia (CILA) redatta da un tecnico (architetto, geometra, ingegnere). In questo caso è possibile intervenire sulla distribuzione interna, scegliendo strategie diverse in base alla metratura, alla disposizione e alla tipologia dell’immobile.
1. Pareti in cartongesso
Quando l'esigenza è permanente e si vuole un vano abitabile con requisiti propri, la parete fissa è l'unica soluzione che garantisce isolamento acustico reale, autonomia impiantistica (prese, interruttori, eventuale split) e una suddivisione riconosciuta anche urbanisticamente e catastalmente.
Questa è la soluzione ideale quando si vuole ricavare una vera e propria stanza in più, separata da porta.
Il cartongesso a doppia lastra con lana di roccia da 5 cm raggiunge valori di isolamento acustico più che sufficienti per separare due camere da letto. La posa della parete in cartongesso in una casa abitata è di gran lunga preferibile, rispetto alla stessa parete in muratura, poichè si tratta di un’opera a secco.
Prima di procedere occorre chiamare un professionista (architetto, geometra…) per verificare che il nuovo vano rispetti i parametri urbanistici e possa poi presentare la pratica (in genere una CILA) in Comune. Ci sono infatti requisiti minimi di superficie: 9 mq per una camera singola, 14 mq per una doppia, 14 mq per il soggiorno e valori di rapporti aeroilluminanti (secondo il D.M. 1975).
Se la stanza che ne deriva dalla suddivisione è un locale con permanenza di persone (camera da letto, soggiorno, cucina, bagno) dovrà avere una finestra propria apribile (con superficie pari ad almeno 1/8 della superficie pavimentata della stanza). Se invece la stanza ricavata è adibita a ripostiglio, cabina armadio, dispensa o simili locali di servizio non necessita di finestra.
2. Soppalco: guadagnare una camera in verticale
credit photo: Fantastic FrankDove l'altezza del soffitto lo consente, il soppalco è la soluzione più radicale e più efficace in termini di superficie guadagnata. Si ricava un livello sopraelevato che ospita la zona notte (o lo studio), lasciando all'altro livello la funzione complementare. Generalmente sono necessari più di 4 m di altezza per consentire alla zona sottostante di mantenere un'altezza minima adeguata.
Oltre all’altezza, la scala è l'elemento critico: deve essere sicura e non divorare spazio utile al livello inferiore. Le scale elicoidali o le scale a pioli con gradini alternati sono soluzioni compatte, ma da valutare in termini di comfort quotidiano.
Variante più semplice: Il letto a soppalco. Chi dispone di altezze più contenute, può considerare un letto a soppalco, ovvero un arredo autoportante che eleva il materasso a circa 1,50-1,80 m dal pavimento, liberando tutto lo spazio sottostante per scrivania, armadio, zona studio. A differenza del soppalco strutturale, non richiede alcun titolo edilizio, poiché si installa e si rimuove senza opere murarie. È una soluzione particolarmente diffusa nelle camerette e nei monolocali, dove lo spazio recuperato sotto il letto può fare la differenza tra un ambiente soffocante e uno realmente funzionale.
3. Pareti vetrate interne
credit photo: AlvhemLe pareti divisorie in vetro sono la scelta più efficace quando si vuole separare due ambienti senza rinunciare alla luce naturale e alla profondità visiva. A differenza di una parete opaca, una vetrata interna lascia che la luce attraversi entrambi gli spazi, mantiene la percezione del volume complessivo della stanza e dà al risultato un carattere architettonico elegante e contemporaneo.
Il sistema più diffuso prevede un telaio in alluminio a profilo sottile con lastre di vetro temperato. La struttura può essere fissa, oppure includere una o più ante scorrevoli o a battente per gestire il passaggio tra i due ambienti. L'installazione non richiede opere murarie: il telaio si ancora a pavimento e soffitto, senza demolizioni.
Sul fronte acustico le prestazioni sono inferiori rispetto a una parete in cartongesso, ma accettabili per separare uno studio dal resto dell'abitazione. Per una camera da letto o una camera ospiti, invece, la trasparenza totale è spesso un limite. La soluzione più adottata in questi casi è abbinare la parete vetrata a una tenda. Un binario montato sul lato interno della vetrata, consente di schermare completamente la vista quando serve, mantenendo la piena luminosità negli altri momenti.
Per una camera ospiti è la combinazione ideale: di giorno la stanza resta aperta e luminosa, integrata nel resto dell'abitazione; la sera, con la tenda chiusa, diventa un ambiente raccolto e riservato. La stessa logica funziona per uno spazio ibrido studio-notte, dove la necessità di privacy è intermittente e legata ai momenti della giornata più che a un uso fisso.
Dal punto di vista edilizio, quasi sempre non richiedono opere murarie invasive. Sebbene possano essere considerate reversibili, tuttavia visto il costo, l’aspetto estetico (che aumenta il valore della casa) e il fatto che definiscono nuovi ambienti, è difficile che qualcuno decida di smontarle prima della vendita, per cui è consigliabile presentare la pratica edilizia come soluzione fissa, per non avere problemi con i potenziali acquirenti (notaio, agenzia immobiliare, banca per la concessione del mutuo).
4. Quinta
Una quinta è una soluzione ideale quando si desidera separare due ambienti senza ricorrere a una chiusura totale. Funziona come soluzione intermedia: più strutturato di una tenda, ma meno impattante di una parete vera e propria.
All’interno di questo spettro esistono molte varianti progettuali, che permettono di modulare il grado di privacy e di continuità visiva: aperture parziali, filtri, elementi passanti. L’obiettivo non è imporre una divisione netta, ma costruire una relazione coerente tra i due spazi, mantenendo la percezione di ampiezza e garantendo al tempo stesso una funzionalità adeguata. In questo senso, anche una semplice parete più corta può essere ripensata come una quinta: un elemento che separa senza isolare, capace di bilanciare esigenze pratiche e qualità percettive dell’ambiente.
La quinta è particolarmente utile quando la stanza dispone di una sola finestra, magari posizionata al centro della parete. In questi casi la quinta si arresta prima dell’infisso, lasciando la zona di passaggio proprio in prossimità della finestra, così da garantire una separazione efficace senza compromettere l’ingresso della luce naturale. Si ottiene così un buon livello di privacy per entrambe le zone, pur rinunciando alla chiusura totale dell’ambiente. Il vantaggio principale è che la luce può raggiungere entrambe le aree, mantenendo una percezione di ampiezza e una qualità luminosa omogenea. Una soluzione utile quando si vuole creare due camerette da una camera più grande, una zona studio in camera, una camera nel monolocale o ancora una cucina parzialmente separata dal living.
La quinta può essere realizzata anche in modi diversi dal classico cartongesso: listelli di legno verticali, parete attrezzata poco alta, pannelli in metallo traforato, sono solo alcuni esempi.
Come decidere quale soluzione scegliere? I quattro criteri da valutare
Per poter scegliere la soluzione ottimale, conviene chiarire quattro aspetti che condizioneranno ogni passaggio successivo.
- Il primo è la luce naturale. Una divisione che taglia in due la stanza, rischia di lasciare uno dei due ambienti senza illuminazione diretta ecco perché il progetto è importantissimo. Su questo aspetto si apre anche la questione dei requisiti di aeroilluminazione, che la normativa nazionale (D.M. 5 luglio 1975) fissa in rapporto alla superficie del pavimento. Quindi solo un tecnico abilitato può risolvere questo punto.
- Il secondo è il grado di separazione acustica e visiva. Una libreria alta fino al soffitto divide visivamente, ma non acusticamente; un pannello con lastra di vetro trasparente separa, ma non offre privacy; un muro in cartongesso con doppia lastra e lana di roccia è una soluzione che garantisce un vero isolamento. La scelta, come sempre, dipende dall'uso: un home office vicino alla zona notte ha esigenze molto diverse da una cameretta condivisa da due fratelli.
- Il terzo criterio è la reversibilità. Un soppalco o un muro richiedono tempo, costi e autorizzazioni comunali. Una parete mobile o una libreria attrezzata si smontano in un pomeriggio. Per le esigenze temporanee (ospiti, lavoro da casa saltuario) o per chi vive in affitto, la reversibilità vale spesso più dell'efficienza.
- Il quarto è la normativa edilizia. La ridistribuzione interna e la creazione di un nuovo vano abitabile con requisiti igienico-sanitari autonomi richiede una “Comunicazione di inizio attività” (CILA) o titoli più onerosi, a seconda delle opere, del comune e del regolamento edilizio locale.
Esempi pratici
Home office:
La priorità è ridurre la percezione del rumore e creare una separazione visiva dallo spazio domestico. Una parete scorrevole in vetro opaco (o vetro+tenda) o una libreria a tutta altezza, sono spesso sufficienti. L'illuminazione artificiale dedicata amplifica la separazione percettiva anche senza barriere permanenti.
Cameretta condivisa:
L'autonomia dei due figli è lo scopo del progetto. Oltre alla separazione fisica, è importante che ognuno abbia una zona di contenimento propria (armadio, scrivania, libreria) e una fonte di luce dedicata. Una divisione parziale, a metà altezza oppure che lascia libera la zona finestra, può essere sufficiente per garantire l'autonomia senza compromettere l'illuminazione naturale.
Spazio multifunzione e camera ospiti:
Il criterio principale è la reversibilità. Un vano da utilizzare in modo versatile, come studio o guardaroba e all’occorrenza come camera ospiti, può avere una chiusura temporanea grazie a pannelli scorrevoli multipli su binario a soffitto o ad una grande porta scorrevole a tutta altezza, che aprendosi amplifica la visuale della zona giorno. In questo caso un letto a scomparsa integrato in una parete attrezzata o in un divano, trasforma velocemente il locale in camera da letto, senza sacrificare la funzionalità quotidiana dello spazio. Da valutare: che il meccanismo sia sicuro e maneggevole e che il materasso abbia spessore sufficiente per un comfort reale.
Ricavare un locale di servizio o un ripostiglio:
Non sempre l’obiettivo è ottenere una seconda camera vera e propria. In molte case il problema è più pratico, manca uno spazio dove organizzare ciò che crea disordine nella quotidianità. Creare un piccolo locale di servizio, una dispensa, un guardaroba-stireria o un ripostiglio permette di liberare gli ambienti principali e rendere la casa molto più funzionale. Anche pochi metri quadrati ben progettati possono trasformarsi in una preziosa zona di supporto, dedicata al contenimento, alle pulizie o alle attività domestiche di tutti i giorni. In questi casi una porzione anche piccola di corridoio, un angolo del soggiorno o la parte cieca di una camera può diventare una zona funzionale con piccole opere in cartongesso. Una parete in cartongesso con porta a filo muro lo rende invisibile; in alternativa, un sistema di ante scorrevoli a tutta altezza, lo nasconde completamente alla vista. L'investimento è minimo rispetto al guadagno in ordine e vivibilità: liberare il resto dell'appartamento dagli oggetti di accumulo cambia spesso la percezione dello spazio più di qualsiasi intervento di design.
Monolocale con zona notte nascosta:
In un monolocale il problema non è ricavare una seconda camera, ma fare in modo che la prima (il letto) smetta di essere visibile per tutto il giorno. La soluzione più efficace è una parete scorrevole che lo separi dalla zona giorno; anche una quinta o una tenda possono svolgere bene questa funzione, in base allo spazio disponibile. Il risultato è un ambiente che cambia funzione in meno di un minuto. Alternativa, il letto a soppalco autoportante, che eleva la zona notte e ricava sotto uno spazio vivibile per scrivania o divano. In entrambi i casi la chiave è trattare il letto come un elemento da progettare e non solo da nascondere.
Una regola finale
Più la divisione è permanente, più diventa fondamentale la qualità degli ambienti che ne derivano. Non basta “spezzare” in due uno spazio: entrambe le stanze devono funzionare davvero, con luce naturale, aerazione, proporzioni corrette e una distribuzione coerente.
È proprio qui che entra in gioco il progetto. Valutare caso per caso — dimensioni, esposizione, vincoli normativi, abitudini, esigenze — è ciò che fa la differenza tra una soluzione riuscita e una che crea più problemi di quanti ne risolva.
Una stanza ricavata male, buia o poco funzionale, rischia di peggiorare la qualità dell’abitare. Un progetto ben studiato, invece, trasforma anche pochi metri quadrati in spazi equilibrati, vivibili e pensati per durare nel tempo.
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Anna e Marco DMstudio - CASE E INTERNI

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